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Che
abbia le squame o le piume, le zampe o le ali, i
barbigli o le zanne, il drago è l'animale
fantastico più raffigurato. Non c'è regione del
pianeta che non conosca leggende legate alla sua
figura. Come mai? Da dove hanno origine i miti
che ne parlano? E, soprattutto, si tratta sempre
di pura fantasia?
A parte i bestiari medievali, bellissimi ma
frutto più di elucubrazioni filosofiche che di
considerazioni scientifiche, sono soprattutto i
trattati di scienze naturali del '500 ed del
'600 a riportare le testimonianze più
impressionanti Ulisse Aldrovandi, medico e
naturalista bolognese, descrive con dovizia di
particolari un draghetto ucciso nei dintorni di
Bologna nel 1572: senza ali e con due sole
zampe, era lungo appena un metro. Ma sempre
Aldrovandi riferisce che in Svizzera, nel 1499,
"fu catturato un lunghissimo drago munito di
orecchie", e che in Francia fu catturato e
portato al re Francesco I "un drago alato". Nel
1689 lo storico sloveno Valvasor fu chiamato a
vedere un "drago" ritrovato dopo un violento
acquazzone. Una guida alle montagne svizzere,
del 1723, sconsigliava di attraversare certi
passi perchè vi erano stati avvistati draghi. Un
anziano di Lienz, per esempio, si era imbattuto
sull'Alpe Commoor in un orrendo drago nero con
striature gialle. Esistono centinaia di
testimonianze come questa.
Nel resto del mondo, una parentela con i mitici
dragoni può essere riconosciuta ai varani
africani e asiatici. Il più imponente, il
dragone di Komodo, misura oltre 3 metri e si
nutre di cinghiali e cervi. Anche le innocue
iguane possono aver alimentato la leggenda. E
non mancano i draghi di mare, anche se è
difficile pensare che col loro mezzo metro di
lunghezza siano collegabili ai draghi acquatici.
Visto in origine come una creatura benefica,
simbolo di fertilità, il drago ha poi acquistato
immeritatamente una cattiva reputazione,
diventando l'immagine del male che il cristiano
deve estirpare. Così San Siro sconfigge il
dragone che campeggia sullo stemma di Genova.
San Leucio riduce in catene il drago di Atessa (Chieti).
E per quello di Terravecchia in Calabria, si
scomoda nientemeno che la vergine Maria. Draghi
morti insieme alle pestilenze di cui erano il
simbolo. Ma non dappertutto: in Oriente il drago
ha conservato le sue virtù di saggezza,
fecondità e benevolenza. Solo suggestioni
dunque?
No. "Per alcuni criptozoologi si tratta di
dinosauri sopravvissuti fino ad oggi", dice
l'antropologo Duccio Canestrini. E per lo
scrittore Peter Dickinson, che ne ha
"scientificamente" trattato in un libro le
caratteristiche fisiologiche, i draghi sono
proprio come li descrivono folklore e mitologia.
Bochart, " esperto" cinquecentesco, stabilisce
chiaramente le sue caratteristiche: grandi
dimensioni (fino ai trenta metri), barba sotto
mento e collo, tre ordini di denti, sibilo
terribile. Che queste bestie possano non avere
zampe è stato categoricamente smentito dal
naturalista svizzero Konrad Gesner nel 1551:
"Tutti i draghi hanno zampe". A differenza degli
altri rettili, però, il drago è un animale a
sangue caldo. Non si spiegherebbe altrimenti la
sua capacità di adattarsi ai climi più diversi e
di mantenersi in attività giorno e notte, in
tutti i periodi dell'anno. Il corpo è ricoperto
da scaglie cornee lunghe una ventina di
centimetri, più morbide su ventre e collo. Le
loro sfumature di colore sono dovute al diverso
contenuto di minerali, ma predominano il verde,
il rosso, il blu, il nero e il dorato. Nel 1449,
per esempio, l'intera città di Canterbury fu
testimone dell'epico scontro tra un drago rosso
e uno nero. Curiosamente, la muscolatura
draghesca non consente la corsa. In compenso
tutti i draghi, a parte quelli orientali, hanno
le ali. Ma per sostenere una bestia di quella
mole le ali dovrebbero essere larghe 200 metri,
anche supponendo che le ossa siano cave e quindi
leggere come quelle degli uccelli. Dickinson ha
ipotizzato che le ali servano in realtà solo per
manovrare, e che il drago si sollevi come un
dirigibile, "gonfiandosi" con un gas più leggero
dell'aria, l'idrogeno, liberato da una reazione
chimica nel suo stomaco. Quando poi questo gas
infiammabile venisse esalato, potrebbe essere
incendiato usando i denti come pietre focaie:
ecco spiegate anche le fiammate. L'idea non è
così peregrina: dopotutto le mucche producono
metano, un gas altamente infiammabile. L'erudito
Atanasio Kircher cita la testimonianza del
prefetto di Lucerna, che una notte del 1649 vide
passare a volo un dragone che "spargeva
scintille come fa il fabbro quando batte
sull'incudine". I draghi più piccoli sono
chiamati anche basilischi. Hanno corpo
affusolato, zampe tozze e una cresta sulla
testa. Nonostante siano lunghi appena un metro,
il fiato di questi draghetti è terribilmente
distruttivo: incendia i campi e avvelena i
ruscelli. Ma l'arma più letale del basilisco è
lo sguardo: una sua occhiata uccide all'istante.
In Trentino si racconta ancora del terribile
draghetto che aveva la tana sul monte che domina
Mezzocorona. San Gottardo, deciso ad
affrontarlo, si armò di uno specchio e di una
ciotola di latte, che pose davanti al
noscondiglio del mostro. Attratto dall'odore il
basilisco uscì dalla tana, e vedendo la sua
immagine riflessa nello specchio morì stecchito.
Attenzione però a infilzarlo. Il sangue del
basilisco, come di molti draghi, è così
corrosivo da sciogliere spade e armature. E
scioglie anche la carcassa del drago, spiega
Dickinson per giustificare la mancanza di
ritrovamenti fossili. Come certi uccelli, i
draghi sono attratti dal luccichio di oro e
monili, tanto da avere una solida reputazione di
custodi di tesori. Inoltre l'oro, essendo
malleabile, è un giaciglio più morbido del
ferro. Paglia e foglie secche, del resto,
rischierebbero di prendere fuoco. I draghi
vivono a lungo, 500 o anche 1000 anni. Forse
alcuni di essi faranno in tempo a vedere sancita
la pace tra la loro stirpe e l'uomo. "A partire
dal Romanticismo la figura del drago,
criminalizzata per millenni, è stata rivalutata"
conferma Canestrini. Ma potrebbe essere troppo
tardi.
*Materiale
offerto dal sito
http://www.drawol.it/miko.htm |